giovedì 15 maggio 2014

TRIDUO DI GS 2014

«Nella corsa per afferrarLo»
Appunti dalle lezioni e dall'assemblea del Triduo Pasquale di Gioventù Studentesca.
Rimini, 17-19 aprile 2014
http://tracce.it/detail.asp?c=1&p=0&id=3794

domenica 27 ottobre 2013

Io non voglio vivere inutilmente: è la mia ossessione

Il libretto con gli appunti dall'intervento di Julián Carrón
alla Giornata d’inizio anno di Gioventù Studentesca (GS).

Milano, 4 ottobre 2013

http://it.clonline.org/detail.asp?c=1&p=0&id=1033

giovedì 19 aprile 2012

Messaggio a conclusione del Triduo Pasquale

Messaggio a conclusione del Triduo Pasquale di Gioventù Studentesca.
Rimini, 7 aprile 2012


Mai come adesso sentite vibrare dentro di voi tutto il desiderio di felicità che vi costituisce.
Fino al punto da stupire voi stessi.
«Natura umana, or come, Se frale in tutto e vile, Se polve ed ombra sei, tant’alto senti?»,
diceva meravigliato Leopardi.
È così grande l’esigenza del nostro cuore che a volte rimaniamo sconcertati.
Niente ci dà pace.
Niente ci appare all’altezza dei nostri desideri.
Che tenerezza verso di sé ci vuole per non disertare il proprio cuore!
Chi non demorde, prima o poi, capirà perché ne valeva la pena: per scoprire il fascino di Cristo.
Mi auguro di trovare sempre di più tra di voi amici che, come il decimo lebbroso, non si accontentino di niente di meno che della Sua presenza, della Sua amicizia.

Vostro compagno al destino
Julián Carron





martedì 26 aprile 2011

Messaggio di don Carron per Pasqua 2011

Sentire urgere dentro di sé le esigenze dì felicità, di bellezza, di giustizia, di amore, di verità, sentirle vibrare, ribollire in ogni fibra del nostro essere è inevitabile, tranne che uno sia una pietra. Prenderle sul serio è una decisione, la decisione più grande della vita. Dalle conseguenze imprevedibili. Solo per audaci. Solo per gente viva, libera, capace di volersi veramente bene. Per gente che vuol vivere all'altezza deIl’ideale a cui il cuore spinge senza sosta.

Trovare compagni al destino così è una Grazia. Per questo la Bibbia dice: «Chi trova un amico! trova un tesoro». Mi auguro di trovare tanti amici tra di Voi. Che non abbiano paura delle proprie esigenze. Che non abbiano paura di diventare grandi, di essere adulti. Anzi,che non si accontentino di niente di meno.
In attesa di incrociarVi in un qualche tornante della strada, Vi auguro una Buona Pasqua.
Vostro compagno d'avventura
Juliàn Carròn

giovedì 9 settembre 2010

Quella natura che ci spinge a desiderare cose grandi è il cuore

“Quella natura che ci spinge a desiderare cose grandi è il cuore” una frase di don Giussani è il titolo della XXXI edizione del Meeting. Parole che riecheggiano anche quelle che Albert Camus fa pronunciare all’imperatore Caligola nel suo celebre dramma: “ho provato semplicemente una improvvisa sete di impossibile… ho bisogno della luna, o della felicità, o dell’immortalità”. In ogni uomo, di qualsiasi razza, cultura, religione, tradizione alberga questo desiderio di cose grandi, di qualcosa di infinito. Un’aspirazione che l’uomo in tante occasioni tende a trascurare e a dimenticare, complice innanzitutto una certa mentalità che lo considera solo come il risultato di una casualità chimico-biologica o al limite di un processo evolutivo.
Si respira una cultura che tende a cancellare “l’umanità dell’uomo”, il “mancamento e voto” espresso da Leopardi nello Zibaldone. Il rischio è quello che si affermi una concezione puramente materialistica della vita. La provocazione contenuta nel titolo afferma invece il contrario. La natura dell’uomo è innanzitutto il suo cuore che si esprime come desiderio di cose grandi. Il motore di ogni azione umana è questa aspirazione a qualcosa di grande, l’esigenza di qualcosa di infinito. L’uomo è rapporto con l’infinito. E’ questa tensione il tratto inconfondibile dell’umano, la scintilla di ogni azione, dal lavoro alla famiglia, dalla ricerca scientifica alla politica, dall’arte all’affronto dei bisogni quotidiani.
Il Meeting ha cercato di documentare come nella realtà di oggi sia innanzitutto necessario partire dall’umanità di ogni persona, facendo dei bisogni e dei desideri degli uomini l’anima delle scelte grandi e di quelle quotidiane. Anche perché solo questo è il punto che accomuna tutti gli uomini ed è pertanto l’inizio anche di un reale dialogo tra i popoli.
L’uomo che considera seriamente la sua umanità è colui che non è mai domo e soddisfatto e che affronta la vita con l’attesa di qualcosa di grande. Scrive Cesare Pavese: “Qualcuno ci ha mai promesso qualcosa? E allora perché attendiamo?”. L’attesa è la struttura stessa della natura umana, l’essenza dell’anima. I grandi desideri e le grandi aspirazioni non sono un ostacolo o qualcosa che complica l’esistenza, ma sono ciò che rende l’uomo irriducibile proprio perché essi sono il segno del suo rapporto con l’infinito.